Nel nome del padre, del figlio abbandonato, dello spirito che non è più santo.

August 12th, 2009

di Cristoforo Prodan

Zuerst_die_Fuesse
Scrivo a causa di quel testa di cazzo di tuo padre, che questa sera ti urlava al cellulare Porcoddio non piangere! E tu piangevi. Perché sei bambino. Fragile. Non piangere! All’età tua io, Io, già lavoravo!, continuava a sbraitare. E poi ancora: Quella testa di cazzo di tua madre! Quella testa di cazzo di tua madre, ha detto. Ma tu a mamma vuoi bene. Soffocavi il pianto. Non lo ascoltavi più.

E io scrivo per te quindi, anima sensibile, fragile, non ancora abituata al brutto degli adulti, perché tu possa un giorno dire a tuo padre, a quel padre che non vale neanche una goccia dello sperma che suo padre ha tirato fuori per metterlo al mondo, e che avrebbe fatto bene a farsi una sega quella volta: vaffanculo papà, vaffanculo papà, vaffanculo papà, vaffanculo papà, vaffanculo papà, con tutto il cuore, vaffanculo! Intonaglielo come un canto gregoriano, come una canzone rock, come una ballata, come l’aria d’un’opera lirica, come una mantra feroce, come una ninna nanna cantata mentre lo leghi e lo appendi per le palle al lampadario, come un urlo velenoso quanto il gas nervino, scandisciglielo come un rap, declamaglielo come un attore, ripetiglielo vicino alla faccia ringhiando e sputandogli negli occhi. Infilatela profondamente nel culo quella bestemmia, digli ancora, che ti possa perforare il retto e arrivarti fino in gola, impalandoti come un maiale allo spiedo. E ficcatelo nel culo tutto il lavoro del cazzo che hai fatto, come se il lavoro ti assolvesse dal male che fai, dalle parole oscene che pensi di poterti permettere di dire, e ficcatelo nel culo che tu lavoravi alla mia età, se poi sei la merda che sei e tratti me e mamma così. Ficcati bene nel culo tutte queste cose e poi estraile e mangiati la merda che ci rimane attaccata, perché sei uno stronzo e non servi a niente. Mi hai rovinato la vita con le tue cazzate, col tuo cazzo del cazzo che è sempre duro e si crede sto’ cazzo. Il tuo lavoro del cazzo che non è servito un cazzo. Rivaffanculo papà, rivaffanculo per sempre. Merda che non sei altro!
Sii gentile poi, sempre, sempre, sempre.

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