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	<title>HEOOS-Blog &#187; Sofferte onde serene</title>
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	<description>Heoos - Associazione naturale fondata sull&#039;accoglienza.</description>
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		<title>Come se di nulla si trattasse.</title>
		<link>http://www.heoos-blog.eu/2009/12/27/come-se-di-nulla-si-trattasse/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 22:51:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sofferte onde serene]]></category>
		<category><![CDATA[Goethe]]></category>
		<category><![CDATA[Le affinità elettive]]></category>

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		<description><![CDATA[«Così continuano tutti insieme, ognuno a suo modo, la vita quotidiana, chi riflettendoci e chi no; tutto sembra andare per la via usata, così come, in casi straordinari dove tutto è in gioco, si continua a vivere come se di nulla si trattasse» (da Goethe, &#8220;Le affinità elettive&#8221;).
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			<content:encoded><![CDATA[<p>«Così continuano tutti insieme, ognuno a suo modo, la vita quotidiana, chi riflettendoci e chi no; tutto sembra andare per la via usata, così come, in casi straordinari dove tutto è in gioco, si continua a vivere come se di nulla si trattasse» (da Goethe, &#8220;Le affinità elettive&#8221;).</p>
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		<title>Playground zero</title>
		<link>http://www.heoos-blog.eu/2009/09/28/playground-zero/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Sep 2009 00:18:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sofferte onde serene]]></category>
		<category><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cristoforo Prodan
Tu lì mi davi udienza,
sposa promessa, sola,
idealmente sicura del
tuo amore scelto ma anche
del mio; essendo diverso &#8211; il mio -
e per te dunque gestibile,
era commutabile in raffinata
e rarefatta amicizia,
profondissima e quieta.

E io che pensavo:
ora rompo la tregua, ora provo,
chissene frega del poi.
Eccitato forse all&#8217;idea e forse
spaventato certo. Dal tuo corpo,
perfetto, sodo, irrequieto.
Poi tu, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Cristoforo Prodan</p>
<p>Tu lì mi davi udienza,<br />
sposa promessa, sola,<br />
idealmente sicura del<br />
tuo amore scelto ma anche<br />
del mio; essendo diverso &#8211; il mio -<br />
e per te dunque gestibile,<br />
era commutabile in raffinata<br />
e rarefatta amicizia,<br />
profondissima e quieta.<br />
<span id="more-77"></span><br />
E io che pensavo:<br />
ora rompo la tregua, ora provo,<br />
chissene frega del poi.<br />
Eccitato forse all&#8217;idea e forse<br />
spaventato certo. Dal tuo corpo,<br />
perfetto, sodo, irrequieto.</p>
<p>Poi tu, sapiente, hai saputo.<br />
Hai saputo viaggiare sicura<br />
in quella zona, più pura,<br />
del destino che lega le anime<br />
e prescinde dai corpi.<br />
Ho parlato infatti, ti ho parlato,<br />
e tante cose t&#8217;ho dette, tante.</p>
<p>Ascoltavi, chiedendoti come,<br />
e assecondavi quel karma:<br />
nostro unico orgasmo.<br />
Io maschio, tu femmina.<br />
L&#8217;unico possibile comunque:<br />
decente cioè, che lasciasse<br />
aria pura da respirare, che<br />
fosse ipotesi prima che tesi.</p>
<p>A te, a te mio infinitesimo<br />
amore, a te mio ur-desiderio<br />
inevaso, a te dedico questa<br />
prosa vogliosa, amorosa,<br />
poetica all&#8217;estremo superiore.</p>
<p>Io quindi &#8211; poeta originale<br />
per necessità, del modo incolto<br />
cioè; che ha fretta dunque, e poca<br />
voglia di star lì a imparare -<br />
risento idealmente quegli ultimi<br />
passi in silenzio, e quel silenzio<br />
anche, altamente infiammabile,<br />
prima del tuo portone, prima della<br />
maniera affettata, e il timore con<br />
essi d&#8217;un crollo inopportuno.</p>
<p>Noi torri gemelle di vite troppo<br />
diverse, noi colpiti dallo stesso<br />
accidente d&#8217;un virus d&#8217;antico contagio.<br />
Noi non raggiungeremo, cercandolo,<br />
il nostro ground zero. Ci sorreggeremo,<br />
per consuetudine, per noia,<br />
attentamente esitando.</p>
<p>(cp, luglio 2009)</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Del ruvido affanno</title>
		<link>http://www.heoos-blog.eu/2009/08/15/del-ruvido-affanno/</link>
		<comments>http://www.heoos-blog.eu/2009/08/15/del-ruvido-affanno/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 15 Aug 2009 13:59:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sofferte onde serene]]></category>
		<category><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cristoforo Prodan
Le tue isole assorte,
quelle che non vedevo,
mentre tacevi, intima
inevasa, e il tuo cocktail
d&#8217;accenti, urlo inlubrificato,
semplicemente era
(per furia deflagrante).

Ho meritato il tuo odio.
Volevo apparire per amore
d&#8217;innamoramento ricordato,
e ricordato male
(eppure non mistificato);
semplice aggettivo in un
discorso che era per me
affabulante nelle sue molecole
pericolosamente tossiche, e a me
apparse docili e pure.
T&#8217;amavo, come solitaria ipotesi:
in teoria cioè. Forse.
O [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Cristoforo Prodan</p>
<p>Le tue isole assorte,<br />
quelle che non vedevo,<br />
mentre tacevi, intima<br />
inevasa, e il tuo cocktail<br />
d&#8217;accenti, urlo inlubrificato,<br />
semplicemente era<br />
(per furia deflagrante).<br />
<span id="more-59"></span><br />
Ho meritato il tuo odio.</p>
<p>Volevo apparire per amore<br />
d&#8217;innamoramento ricordato,<br />
e ricordato male<br />
(eppure non mistificato);<br />
semplice aggettivo in un<br />
discorso che era per me<br />
affabulante nelle sue molecole<br />
pericolosamente tossiche, e a me<br />
apparse docili e pure.</p>
<p>T&#8217;amavo, come solitaria ipotesi:<br />
in teoria cioè. Forse.<br />
O pensavo forse a quella<br />
come possibilità, come<br />
mistico aspetto d&#8217;un&#8217;esistenza<br />
fulmine, fulminea.<br />
(Non so dire se lo fosse,<br />
amore intendo).</p>
<p>Probabilmente ti vedevo<br />
più che diversa unica.<br />
Capace d&#8217;amare l&#8217;impossibile<br />
contro un odio possibile.</p>
<p>Docile fragile poi<br />
ti sei manifestata a me,<br />
e ancora feroce ostile.</p>
<p>Volevo toccare le ferite,<br />
le tue, cioè quelle inguarite,<br />
e assaporarne il sangue,<br />
prima che la secca macchia<br />
attendesse pioggia.</p>
<p>Ti feci male senza saperlo,<br />
e rimasi ferito e<br />
andai per le vie traverse.</p>
<p>A te che non sarai<br />
do queste frasi,<br />
per manifesta beltà,<br />
ch&#8217;è ruvido affanno.</p>
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		<item>
		<title>Nel nome del padre, del figlio abbandonato, dello spirito che non è più santo.</title>
		<link>http://www.heoos-blog.eu/2009/08/12/nel-nome-del-padre-del-figlio-abbandonato-dello-spirito-che-non-e-piu-santo/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 Aug 2009 19:52:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cristoforo Prodan</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sofferte onde serene]]></category>
		<category><![CDATA[Cristoforo Prodan]]></category>

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		<description><![CDATA[di Cristoforo Prodan

Scrivo a causa di quel testa di cazzo di tuo padre, che questa sera ti urlava al cellulare Porcoddio non piangere! E tu piangevi. Perché sei bambino. Fragile. Non piangere! All&#8217;età tua io, Io, già lavoravo!, continuava a sbraitare. E poi ancora: Quella testa di cazzo di tua madre! Quella testa di cazzo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Cristoforo Prodan</p>
<p><img src="http://www.heoos-blog.eu/wp-content/uploads/2009/08/Zuerst_die_Fuesse_altra_versione1-150x150.jpg" alt="Zuerst_die_Fuesse" title="Zuerst_die_Fuesse" width="150" height="150" class="aligncenter size-thumbnail wp-image-51" /><br />
Scrivo a causa di quel testa di cazzo di tuo padre, che questa sera ti urlava al cellulare Porcoddio non piangere! E tu piangevi. Perché sei bambino. Fragile. Non piangere! All&#8217;età tua io, Io, già lavoravo!, continuava a sbraitare. E poi ancora: Quella testa di cazzo di tua madre! Quella testa di cazzo di tua madre, ha detto. Ma tu a mamma vuoi bene. Soffocavi il pianto. Non lo ascoltavi più.<br />
<span id="more-48"></span><br />
E io scrivo per te quindi, anima sensibile, fragile, non ancora abituata al brutto degli adulti, perché tu possa un giorno dire a tuo padre, a quel padre che non vale neanche una goccia dello sperma che suo padre ha tirato fuori per metterlo al mondo, e che avrebbe fatto bene a farsi una sega quella volta: vaffanculo papà, vaffanculo papà, vaffanculo papà, vaffanculo papà, vaffanculo papà, con tutto il cuore, vaffanculo! Intonaglielo come un canto gregoriano, come una canzone rock, come una ballata, come l&#8217;aria d&#8217;un&#8217;opera lirica, come una mantra feroce, come una ninna nanna cantata mentre lo leghi e lo appendi per le palle al lampadario, come un urlo velenoso quanto il gas nervino, scandisciglielo come un rap, declamaglielo come un attore, ripetiglielo vicino alla faccia ringhiando e sputandogli negli occhi. Infilatela profondamente nel culo quella bestemmia, digli ancora, che ti possa perforare il retto e arrivarti fino in gola, impalandoti come un maiale allo spiedo. E ficcatelo nel culo tutto il lavoro del cazzo che hai fatto, come se il lavoro ti assolvesse dal male che fai, dalle parole oscene che pensi di poterti permettere di dire, e ficcatelo nel culo che tu lavoravi alla mia età, se poi sei la merda che sei e tratti me e mamma così. Ficcati bene nel culo tutte queste cose e poi estraile e mangiati la merda che ci rimane attaccata, perché sei uno stronzo e non servi a niente. Mi hai rovinato la vita con le tue cazzate, col tuo cazzo del cazzo che è sempre duro e si crede sto&#8217; cazzo. Il tuo lavoro del cazzo che non è servito un cazzo. Rivaffanculo papà, rivaffanculo per sempre. Merda che non sei altro!<br />
Sii gentile poi, sempre, sempre, sempre.</p>
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